La domanda me la pongono in continuazione,
amici, conoscenti, colleghi, giusto per avere la mia (ma poveri!) opinione
sulla più grande manifestazione letteraria della città.
Ho partecipato a quasi tutte le edizioni,
dal 1988 in poi, lavorando in molti campi dell’editoria: libreria, Casa
Editrice specializzata in psicologia, Consulente di servizi, standista,
logistica e autore. Ogni Salone, mi ha dato un’emozione particolare, per molti
anni anche in negativo, ma è un avvenimento che non perderei per niente al
mondo, anche solo per un giorno.
E’ il mio mondo, quello interno e più
profondo, fatto di profumi, sapori, odori, che si mescolano tra loro dandomi
emozioni speciali. E non parlo di incontri (alla prima edizione, con la
cerimonia inaugurale al Teatro Regio, ho avuto l’onore di ascoltare il grande
premio nobel Brodskij che mi ha dato una grande carica emotiva).
Negli anni ho cercato di non farlo essere
‘solo lavoro’, numeri di telefono o contatti da portare a casa, ma un momento
di confronto e di crescita culturale.
L’edizione di quest’anno è stata pazzesca,
per numeri, per persone intervenute, per incontri e di organizzazione. Ho molti
amici che hanno lavorato nell’allestimento, nei controlli di sicurezza, nella
logistica e nella comunicazione e sono arrivati al giorno di apertura,
completamente stremati.
Ma tutte le cose, pur programmate e
incastrate perfettamente, devono fare i conti con la componente ‘umana’ e
incorrono in errori o problemi.
Sarebbe bello partire dai ‘Sì’, ma
preferisco partire dai momenti ‘NO’ di questo evento – ma sono considerazioni
personali, sia chiaro.
- Sono anni che si chiede di dedicare un padiglione alle scuole,
alla formazione, alla didattica, non per ghettizzare una parte consistente di
pubblico, come i ragazzi e i bambini, ma dar loro la possibilità di fruire dei
tanti eventi a loro dedicati, nel migliore dei modi, soprattutto per quello che
riguardano i laboratori. In questo modo si eviterebbero maestre/insegnanti
stanche e urlanti che cercano di tenere insieme i gruppi e ai visitatori di
inciampare nelle classi accampate in mezzo ai corridoi.
- Bivacco
selvaggio: a parte i bambini (che non possono fare altrimenti come poc’anzi
detto), all’interno, non ci sono posti per sedersi. In giornate di pioggia come
quelle passate, dove non era possibile usufruire dei tavoli area ristoro, c’era
una marea di gente buttata a terra tra gli stand, nei corridoi, sui posti
riservati a categorie, all’entrata, accanto ai bagni e ai bar. La stanchezza
prima o poi prende tutti, ma impedire a persone che avevano bambini con
passeggini, cani al guinzaglio, persone su sedie a rotelle, di poter procedere
liberamente, è stato davvero assurdo. Basterebbero delle panche lungo i
perimetri liberi dei padiglioni, o la possibilità di far uscire le persone dal
Lingotto, verso il centro commerciale vicino, mettendo un timbro sulla mano,
dando un pass temporaneo, insomma qualcosa che sfoltisca questo malcostume
tutto nostrano.
- Bagni:
il personale addetto alle pulizie è stato presente, cercando di lasciare gli
ambienti puliti e sanificati, ma “l’educazione” degli umani lascia sempre
alquanto a desiderare. E le code? Si è giocato a ‘salta la coda’ con un applomb
degno di applausi. E meno male che dovevamo uscirne migliori dalla pandemia!
- Bar:
a parte la qualità (o non qualità) dei prodotti e i prezzi proibitivi, che dire
delle lunghe file dovute non al numero di gente presente alla cassa, ma al
problema che i ragazzi giovani messi dietro il registratore, facevano ricorso
alla calcolatrice per dare il resto? Ed è successo ad almeno 4 punti di
ristoro.
- Polemiche
e politica: malauguratamente ero allo stand vicino quando è scoppiata la
contestazione alla ministra e la lite tra la stessa e l’arena. La contestazione
è un diritto di tutti, ma pure la replica. Peccato che le forze in campo erano
palesemente prepotenti e disturbanti, tanto da far venire solo mal di testa. Un
Salone troppo politico e poco culturale, da tutti gli schieramenti, dove si
sente un ministro dare del ‘cretino’ a Zero Calcare, pensando di far sorridere
o trovare consenso, senza capire che ha offeso una parte consistenze dei
lettori della manifestazione. Tutte le forme di arte presenti hanno una
generazione che si identifica in essa e se si comincia a trattarle con
sufficienza, non ci si deve meravigliare se una fetta della popolazione ti
contesta.
- File
e code per gli incontri ed eventi: assolutamente inadeguato il servizio di
accesso. Code anche di 100 metri per accedere alla sala rossa, senza contare
quelle che hanno costeggiato tutto il secondo padiglione per incontrare Zero
Calcare, con una fila fatta sul lato sinistro del Bookstock, tagliare il
corridoio del terzo per accedere a destra (!!!) allo stand della BAO. Si può
dire allucinante?
- Giornata
di sabato: da incubo!
Si camminava in punta di piedi, passo da
lumaca, appiccicati alla persona davanti a te, e guai se dovevi girare in
qualche corsia. Neanche con la scorta potevi districarti da questa muraglia
umana, chiassosa e in certi momenti, pure violenta (lividi sulle ginocchia, ne
abbiamo?) Ho visto volare a terra bottiglie d’acqua, telefonini, bastoni,
prendere a calci cestini dei rifiuti che erano in mezzo al corridoio, eppure
nessuno ha protestato. Se devi fare la fila dal medico, in posta o altrove,
dopo 5 minuti iniziano i ‘rosari’ e i malumori, qui intere ore, senza dire
neanche ‘beh’. Potere del biglietto acquistato, vieni a me!
- Sconti?
No grazie, non lo chiedo alla Big CE, ma ai poveri diavoli della piccola e
media editoria, che ‘se vogliono vendere, uno sconto me lo fanno’. Una frase
che non si può sentire, ma ho visto mercanteggiare moltissime persone ai banchi
degli editori, altrimenti lasciavano i libri. Ma pagare dai 18 ai 24 euro un
libro ‘famoso’ non ha fatto scattare lo stesso meccanismo nei lettori… chissà
perché.
- Autori/personalità
con scorta: dovevano passare proprio durante le giornate aperte al
pubblico? Per ognuno di loro, una quarantina di persone che bloccava i
corridoi, creando panico tra la gente, che si chiedeva: e ora che succede?
Dopo tutti i momenti di cronaca vissuti,
direi che forse si potevano utilizzare altre entrate/uscite.
- Una cosa che non riesco a collocare nel
momento e nel luogo: ma gli autori sotto
le passerelle per la pioggia, per intenderci sul corridoio, col banchetto e
la scatola dei libri da autografare, ma cosa mi rappresentavano? Non era uno
stand, ma un passaggio obbligato per chi andava dai padiglioni all’Oval. Ma io
proprio boh!
Momenti
sì (con questi me la sbrigo subito).
- L’atmosfera era elettrizzante,
nonostante il caos, agli stand sono stati gentili, disponibili, pazienti.
- Conferenze: tante, ma per molti
inaccessibili. Ma beati quelli che sono riusciti a presenziare perché mi hanno
detto, erano validissimi.
- Autori, giornalisti, ospiti, tutti molto
disponibili a fare le foto, autografi, chiacchierare con il pubblico. Per
quelli che sono venuti appositamente per incontrare i loro idoli, ho notato una
certa comprensione (anche verso di me, che saltellando di qua e di là, sono
riuscita a fare le foto).
- Lo stand più spettacolare senz’altro
quello dell’Albania, una roccia rosso fuoco spaccata, con interni tutti
da visionare. Hanno pure fatto una danza popolare che ha deliziato il pubblico.
- Lo stand relax dell’Aboca, il
bosco degli scrittori, una meraviglia di polmone verde al chiuso, che ha dato
un attimo di pace a molti di noi.
- Lo stand dello Scarabeo, un posto
cult per chi come me ama pietre e tarocchi: da ritornarci!
- Piccola e Media editoria hanno dato il
massimo, portando una varietà di libri dalla qualità ottima e di vario genere.
Momento…
nì
- Stand Pro (autori in self).
Apprezzo la collocazione, l’allestimento,
la luminosità e lo spazio dato a questi coraggiosi autori che si sono
sobbarcati spese e tempo non da poco, ma ci sono stati diversi atteggiamenti
che hanno urtato sia i lettori che addetti ai lavori.
Per quanto autore/autrice emergente, non
si può essere aggressivi come quando si invade la bacheca di una persona appena
aggiunta, spammando il proprio ‘capolavoro’ come fosse ‘opera omnia’, ma
soprattutto avere un comportamento scorretto nei confronti di colleghi che sono
nella tua stessa situazione, ossia non rispettare le regole sia di spazio che
di vendita. Molti hanno venduto fuori dall’area, altri accanto ai bagni, o nel
parcheggio, altri hanno distolto lettori incuriositi da altri libri, verso i
propri (facendo perdere la vendita all’altro autore o al proprio).
Personalmente credo che questo
comportamento vada a ledere i diritti di alcuni delle associazioni che lavorano
da anni per portare i self in fiera, togliendo opportunità a chi si comporta
correttamente.
Magari occorre vigilare meglio e sono
sicura che si possa solo migliorare e crescere, considerato che, molti libri
esposti, sono dei piccoli pezzi da leggere e collezionare, considerato la cura
dei dettagli e del lavoro fatto.
- Booktok
E’ una realtà, ci si deve fare i conti e,
per quanto apprezzi la competenza di alcuni influencer, tengo a precisare che
sono sempre opinioni ‘personali’ che – purtroppo – fanno tendenza.
Ricordo che i blogger o gli influencer
social (FB, TW, IG, TT, etc.) sono lettori (o presunti tali, perché molti
neanche leggono, si limitano a dire quattro cose sul libro, leggendo la trama o
le recensioni preconfezionate). NON sono critici letterari, non sono quelli che
comprano i vostri libri, pertanto è una valutazione opinabile.
Considerazioni finali:
Nonostante tutto, sono felice di esserci
stata. Al momento che scrivo mi resta la stanchezza, ma soprattutto la
soddisfazione di aver vissuto altri momenti memorabili, tra pagine di carta ed
emozioni che conserverò fino alla prossima edizione.
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