Torna Filippo Mammoli con una nuova, intrigante storia, che vi lascerà senza fiato!
Ventiquattro ore. È il tempo che viene concesso in un oscuro messaggio composto da due terzine dantesche e recapitato via email all'ispettore Carletti e alla biologa Marino per salvare una vita umana.
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Capita che in una sonnolenta giornata di pioggia si abbia
solo voglia di tornare a casa, fermarsi per strada a prendere qualcosa per cena
e poi rifugiarsi in un posto tranquillo a sonnecchiare.
Capita.
Ma capita pure che,
in difesa del senso del dovere, tu risponda a un'ultima telefonata o legga
un'ultima email, che ti fa cadere il mondo addosso, esclamando: 'No, ma sul
serio?'
Soprattutto se sei
un ispettore di polizia e ti arriva la suddetta mail da uno che si firma
'ghibellin fuggiasco' e che recita così:
“Pria
che il globo che sempre calpesti
completi il giro attorno all’asse suo
trova l’uomo vivo, o solo i suoi resti.
A te Durante, e dall’inizio tuo
vo’ che a la ricerca movansi i passi
per provar un dolor che pare duo.”
D’impeto ti
verrebbe da cercare di identificare il disturbatore, e lo fa anche Dario,
ispettore di polizia di Firenze, ma poi, non approdando a nulla, rimanda al
giorno dopo un controllo incrociato, in attesa di confrontarsi con i suoi
colleghi.
Ma non ha fatto i
conti con la testardaggine di Tiziana, cittadina modello, che si è vista
recapitare lo stesso messaggio ed è ben decisa a scoprire se c’è una vita da
salvare. E io non posso che darle ragione, visto che ci si chiede: come mai,
tra tutta la popolazione di Firenze, questa strampalata, nonché terrorizzante
email, è stata spedita solo a un ispettore di polizia e una biologa? Voi ve la
sentireste di abbandonare al suo destino un malcapitato cittadino, magari
terrorizzato e tremante?
Non Tiziana che,
nonostante l’avvilente comportamento di Dario, decide di perlustrare Firenze,
in cerca di indizi. E, per sfortuna dell’ispettore, li trova e lo coinvolge in
una ricerca complicata, fatta di indovinelli, tracce labili sulle pietre della
città, tra targhe e lapidi intitolate al Divin Poeta, con un orologio che
scandisce il conto alla rovescia in maniera drammatica.
L’atmosfera è
tenuta alta dai litigi e trovate dei due protagonisti che non si amalgamano per
nulla, irritante e maschilista Dario, razionale e determinata Tiziana.
Inoltre, i numerosi
flashback della vittima, fanno vivere al lettore il lento e inesorabile
scorrere del tempo che spinge il lettore a gridare: “Ma vi date una mossa?”,
perché immedesimarsi e sentirsi parte attiva delle scene che scorrono è vivido.
L’autore ha una
scrittura fluida, intercalata dalla cadenza fiorentina e dai suoni e rumori
della città, la rende reale, ologrammatica, facendole perdere i contorni
cartacei e rendendola viva e palpitante.
Ottimi i dialoghi
che sono serrati, mai ridondanti o fastidiosi, nonostante i due personaggi
cozzano in continuazione.
Il dettagliato
schema e l’intrico sia letterario, viario e di storia, rispolverano ricordi
sopiti e l’amore per il sommo poeta in chi lo ha amato tramite le sue opere.
Dettagli ben
nascosti, atti a instillare dubbi nel lettore, che deve tener sveglia la mente
per carpire o cogliere un dettaglio che lo porti alla soluzione.
Non facile la
vita del lettore, poco scontata sia la storia che la fine, ricca di pathos e di
domande, tra cui una: ma l’autore non vorrà mica abbandonarci qui?
Si spera di
leggere ancora storie di questo tipo e stile, di viaggi immaginari tra il pile
del divano e un bicchiere di vino sorseggiato in una sera di primavera, ma dal
di fuori, dove i mostri, non possono raggiungerti e farti del male.
Vi invio alla
lettura e vi lascio il link di amazon dove, se volete, potrete leggere le
pagine in anteprima, per conoscere la storia.
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