Lettori fissi

sabato 26 maggio 2012

Alvaro Spizzichino e la sindrome di Stendhal

(…) dall’età di 18 anni ho frequentato il giro degli artisti romani (pittori, scultori, fotografi, scrittori, poeti). Ho avuto la fortuna di frequentare personaggi del mondo culturale romano molto importanti, con i quali ho condiviso belle storie di vita, abbeverandomi alla loro arte. Sono stato fortunato.
Ho avuto la possibilità di frequentare musei, mostre e gallerie accompagnato da persone che ne capivano, anche tecnicamente, e che mi hanno fatto vedere cose che anche con una guida non avrei mai potuto notare. Per esempio, una volta Edolo mi fece notare il particolare di braccio di un gentiluomo ritratto da Rembrandt; a distanza di 2 metri si vedeva il braccio coperto da una manica di camicia larga, trasparente e ricamata. Mi fece avvicinare e vedemmo che dalla spalla
al polso il pittore aveva steso una sola pennellata con una tinta biancastra molto diluita con la quale aveva reso perfettamente l’idea della stoffa trasparente, dei panneggi e delle trine sopra la pelle del braccio. Mi disse che lui ci avrebbe messo ore o giorni per fare una cosa quasi così e che tutte le volte che vedeva quel quadro si incazzava per l’invidia.
Alvaro Spizzichino.
ALVARO SPIZZICHINO
Negli occhi di alcuni protagonisti dei film di Dario Argento restano impresse le immagini che hanno visto prima di spirare. Avveniristica, forse, la possibilità di utilizzare quelle “immagini” a fini investigativi, per trovare l’omicida, svelare il mistero. Chissà se lo ha inventato ricordando l’esperienza di fotografa, grandissima fotografa, della madre Elda Luxardo, brasiliana. Volendo fare un discorso sulla percezione, non sarebbe facile considerare marginale il ruolo degli occhi. Non puoi essere abituato al bello se non lo hai visto e non puoi capire il brutto se non hai osservato e conservato dentro, negli strati profondi della coscienza, la bellezza e il suo senso etico. Connubi. Sono matrimoni celebrati nella notte dei tempi, regolati anche da esigenze ancestrali, collegate alla sopravvivenza. Se il brutto ti fa trasalire, se ti fa provare i brividi, rizzare i peli, serve a salvarti. Poco chiaro come mai esista la Sindrome di Stendhal, detta anche Sindrome di Firenze: vai in un museo, ti siedi o resti in piedi davanti a una Opera e all’improvviso ti viene la tachicardia, senti un capogiro strano, avverti vertigini che provasti dall’alto della Torre Eiffel, ma sei con i piedi ben piantati a terra, ti accorgi che stai per andare in confusione e che di lì a poco avrai le allucinazioni. Non lo sai ancora, ma forse è dovuto a quel drappeggio dipinto in maniera magistrale, o a quel mezzo sorriso, enigmatico e coinvolgente. Ti dimentichi di tutto. Non dai importanza al fatto che stai in uno spazio ristretto. La tua coscienza si è allargata a dismisura. Se soffri è un bel soffrire: ami l’arte e ne paghi il giusto prezzo. Ciò ti consentirà di vedere una fotografia e leggervi la trama non esposta. Ciò è sensibilità, la stessa che, se prendi in mano una macchina fotografica e realizzi una foto, consente non di rappresentare la sola realtà, ma anche mettere in scena la tua anima, ciò che ha saputo cogliere. Non è mai banale il gesto del fotografare, ma se hai la storia di Alvaro Spizzichino, allora si potrà più facilmente verificare quanto sia vero ciò che dice lo psichiatra Marcello Bellacicco (ass. Filonide: http://www.filonidetaranto.it/): “Una foto rappresenta una scheggia dell’anima dell’autore”.
Quella scheggia la ritroviamo, con forme diverse, nei suoi scatti. Le sue parole, che inevitabilmente abbiamo scambiato, integrano le visioni, aggiungono sensi, svelano retroscena che la filigrana poteva lasciare intuire. Emerge la sua capacità di indignarsi davanti alle brutture e alle storture della società. La controprova era necessaria. Per questo è inevitabile ritenere che alla fotografia potrà tornare utile l’udito, la parola, non solo la vista, considerato che si può fotografare anche essendo ciechi.

 di Alessia e Michela Orlando

http://www.napolimisteriosa.it/alvaro-spizzichino-e-la-sindrome-di-stendhal/#comment-9007

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