giovedì 7 luglio 2011

Uomini ...

Alle 6.00 di mattina la città è spettrale: tracce di neve sulle auto, pochi passanti e un vento freddo che sferza ... e io come un'idiota che cerco di spostare il peso da un piede all'altro, per non congelarmi!
Rimpiango già il mio bellissimo piumone azzurro, così caldo, così morbido, che nonostante la sveglia suonasse come una matta, mi tratteneva ... ma io, indefessa lavoratrice (????) lo ignoravo e mi alzavo!
Ed ora sono qui, alla fermata del tram, ad aspettare che qualche altro idiota indefesso, si decida a passare con il mezzo pubblico, per raggiungere l'ufficio.
Dopo un tempo che mi è sembrato infinito, è arrivata una vettura, mezza vuota. Mi sono guardata intorno e, mentre la musica di Daniel Powter mi auguri un 'bad day' e suoni a tutto volume, mi stupisco di vedere che a bordo siamo solo donne e ragazzi stranieri ...

Ma gli italiani, gli uomini italiani, ... dove cavolo sono?
Un'auto si accosta ad un semaforo e un uomo, tranquillo, tira fuori il giornale, lo apre sul volante e comincia a leggere ... Ah, ecco dove sono finiti!
Con il sedere incollato all'auto, il giornale ad ogni semaforo (rigorosamente sportivo!) e lo stereo che lampeggia ...
Eh sì, che bel modello! Il sogno di vita di tutte le donne ...

Accidenti, però .. sono brava a complicarmi la giornata a quest’ora!! Ma che me ne frega, poi? Tanto loro non cambieranno mai …
E il mio pensiero arriva a Fabio, un collega single e ragazzo padre di due splendidi gemelli, che fa i salti mortali tutti i giorni, per poter essere presente al lavoro e a casa, con tempi umani insostenibili!
Lo guardiamo tutti con stima per il suo incrollabile sorriso, su quel viso da bambino che contrasta con il suo fisico da giocatore di basket.
Fabio e le sue barzellette ‘english’, che ci metto qualche secondo a capire, domandandomi sempre se sono io idiota o se davvero non fanno ridere … ma come farne a meno?
Arrivo in ufficio e guardo sghignazzando i saluti e i capannelli di quell’ora: sembriamo tutti degli scappati di casa, con saluti mugugnati, della serie ‘se prima non prendo un caffè, non connetto!’, limitandoci ad un cenno di testa, mentre ognuno raggiunge il suo reparto.
‘Stamattina sarà dura!’ penso, ricordando quello che mi aspetta, mentre guardo, quasi incantata, il paesaggio delle Alpi innevate in lontananza …
‘Ci sei?’ mi chiede Beppe, guardandomi dalla porta e già pronto ad uscire. Sospiro … non sarò pronta mai a rinnegare me stessa e il mio modo diretto di essere, ma oggi devo ingoiare il boccone amaro ed essere diplomatica … Cosa significa poi, essere diplomatica? Mentire con un sorriso? … Ohmm … proviamoci almeno.
Prendo sul davanzale un piccolo mucchietto di neve rimasto solitario e facendone una pallina, mi girò e colpisco all’improvviso Beppe che rimane sorpreso e mi guarda stupefatto.
‘Ma una cosa normale, in vita tua, l’hai mai fatta??’ mi dice scuotendosi e ridendo ‘Ma quali erano i criteri di assunzione, quando ti hanno presa?’
‘Se non sono scemi, non li vogliamo!’ dico prendendolo per un braccio e andando verso la porta.
‘Bhé, con te ci hanno preso in pieno!’ mi dice, mentre le porte dell’ascensore si aprono e appare .. Fabio!
Lo guardiamo cercando di essere seri, ma lui, con un sorriso, si china verso di me e mi dice: ‘Barzelletta?’.
Sospiro, guardando il soffitto e cercando di respirare ….
‘Due amici si incontrano al bar e uno chiede all’altro: qual è il posto più strano dove l’hai fatto? E l’altro, dopo averci pensato su, dice:
-
Sul divano!  
-  Come, sul divano? E cosa ci sarebbe di strano nel farlo sul divano? 
-  Il sabato pomeriggio, da Ikea?? 

Le porte dell’ascensore si riaprono, mentre un sorriso comincia a farsi spazio sulle nostre labbra: stavolta l’ho capita subito, anche prima del caffè. 
‘Mi piaci di più quando sorridi, Tiramisù!’ dice ridendo Fabio. 
‘Tiramisù??’ mi apostrofa Beppe, alzando un sopracciglio
.‘Sì, perché lo fa ottimo!’ dice Fabio ‘E poi lei è molto simile: nera ed energetica come il caffè, ma dolce come la panna … anche se non vuol farlo vedere!’
Lo spingo fuori dall’ascensore, schiacciando il pulsante della chiusura delle porte, mentre alzo lo sguardo su Beppe e gli intimo:‘Una sola parola e sei un uomo morto!’ 
Lui continua a sorridere imperterrito, mentre raggiungiamo il piano terra e prendiamo l’auto di servizio. 
‘E se racconto al Giudice la barzelletta del divano, credi che possa chiudere un occhio?’ chiedo.  
Si gira a guardarmi e scoppiamo a ridere. 
‘Altrimenti puoi sempre fargli un tiramisù!’ risponde e ci avviamo verso la nostra giornata di lavoro. … Uomini … però, non sono una cattiva invenzione!

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