Lettori fissi

giovedì 28 febbraio 2013

Estratto da 'Questioni di carta e di pizzo'

Estratto capitolo 1


Un quadrato. Giallo. Più squadrato di così, tutto punte e angoli, niente curve!
Prigioniera. Sì, decisamente prigioniera di un misero quadrato giallo che da mesi infestava la sua vita: un post-it!
Al solo vederlo si rimescolavano gli organi interni ed una forza misteriosa la costringeva a scattare in piedi, nonostante i sudori freddi, per correre nella direzione in cui quel maledetto quadrato giallo la inviava.
La sua vita minacciata da uno stupido pezzo di carta!
Mina sospirò, non sapendo se delusa o depressa.
Eh no, quel tempo infinitesimale che le occorreva per decidere non ce lo aveva. Doveva eseguire quello che il quadrato ‘capo della sua vita’ le chiedeva.. un po’ come ‘Comanda padrone ed io ti obbedirò!’
Solo che in questo caso il ‘padrone’ era una lei: Emily Larosa!
Cognome sublime, profumato, intenso che faceva venire in mente la primavera, il colore tenue, la morbidezza dei suoi petali… Sigh!
Tutto da rifare! No, Emily non era niente di più che men simile ad una rosa!
Era… brutta! Ma come si fa a definire la ‘bruttezza’?
Mina inclinò la testa cercando di capire se il suo sentimento era ispirato dal rancore che provava verso il suo capo, ma decise che ‘brutta’ era di per sé un complimento se diretto a Emily.
Avete presente quelle prugne rugose, un po’ rinsecchite che sono state su un davanzale per qualche giorno in attesa che divenissero più morbide, mentre non fanno altre che essere più secche, più aspre, più legnose?
Ecco, il viso di Emily aveva quella forma, ma non il colorito. No, quello era più sbiadito, tendente al marrone per le troppe lampade abbronzanti che faceva e mentre l’obiettivo era diventare una tenue sfumatura cacao, il suo tendeva leggermente al color… cacca!
Fortuna che almeno copriva il suo odore sotto la scia del costosissimo profumo Chanel che utilizzava a litri, come ad ostentare la sua ricchezza e la sua brama di potere.
E che dire dei suoi vestiti? Erano….
Non aveva tempo di illustrare i suoi vestiti, perché un ciclone con i capelli rosso fuoco (osceni! Non c’era altro termine!) e un taullier verde acido, proruppe nell’ufficio, urlando:
«Dov’è quella ‘Mina vagante’? Si è persa all’interno dei suoi pensieri? L’avevo convocata nel mio ufficio e doveva essere qui da circa… Ah! Sei qui.»
Gli occhi nocciola di Emily la trapassarono tutta, scivolando sul suo fisico minuto fasciato in un jeans e una camicetta style english (ok, la mise dei poveri. Sigh!), le scarpe da ginnastica alte e comode e i capelli neri legati in una sobria treccia che le pendeva da un lato.
Dimenticando di colpo i vestiti e il resto del mondo dorato chiamato ‘Emily Larosa appassita’, Mina scattò in piedi, con la punta della matita già puntata contro il suo notes.
«Buongiorno miss Larosa.» salutò con un tono molto formale, accennando ad un lieve cenno del capo.
«Come mai quell’aria dismessa? Hai di nuovo dimenticato qualcosa mentre sondavi  il tuo mondo dorato?» l’apostrofò la donna, appoggiando malamente la borsa di marca in equilibrio precario sulla sedia e prendeva una serie di foglietti lasciati sulla scrivania.
Mondo dorato? Ma non esiste il mondo dorato, lo sapevano tutti! Mina si perdeva solo dietro metri di tulle, organza, pizzo e…
Ah sì, doveva rispondere!
«Assolutamente no.» rispose con una nota di decisione nella voce, portando avanti il mento e cercando di apparire professionale «Mi aveva inviato un post-it per chiedere…»
«A proposito: elimina quei post-it gialli! Sono insipidi, barbosi, brutti! Trovami qualcosa di più colorato.»
«Eh? Sì, nessun problema.» esclamò sorridendo al pensiero dell’eliminazione fisica del quadrato odioso «Che colore le andrebbe? Magari un fucsia, oppure verde acido, oppure azzurro?» chiese speranzosa.
«Ci sono anche post-it azzurri?» chiese la donna con un’occhiata sorpresa «E com’è che me li date sempre gialli?»
«Non saprei perché qui in ufficio abbiano questa preferenza, ma in cartoleria ne ho visti di colori diversi e anche di forma. Ci sono cuori, quadrifogli, animaletti…»
«Niente animaletti, li odio!» sbuffò la donna con un cenno deciso della mano per chiudere quella discussione che riteneva ormai sterile «Sei adibita a comprare i post-it colorati.»
Larosa si alzò per prendere qualcosa dalla borsa e Mina la seguì con il cuore che le martellava.
Doveva osare. Doveva difendere la sua posizione.
«Miss, io veramente…»
Inciampò malamente nei lacci delle scarpe e, per ripararsi dall’impatto, protese le mani in avanti, ritrovandosi carponi sul pavimento. Ricacciò indietro lacrime e parole poco consone da esprimere in quel momento.
«Insomma!» urlò la donna, girandosi a guardarla «Cosa diavolo combini?»
Mina si tirò su prontamente, cercando di ignorare il dolore alle mani e schiarendosi la voce, disse:
«Io… dovrei avere la sua approvazione per l’inserimento sul sito web del mio articolo sulla qualità Iso 9002!»
«Se ne occuperà Sandra.» rispose la donna con un moto di fastidio, tornando verso la scrivania.
Mina si sentì come investita da una folata gelida di vento.
Sandra? Quella Sandra con cui aveva fatto il corso e che pur proclamandosi sua amica per la pelle, non smetteva mai di punzecchiarla, di metterla in ridicolo, di farla friggere sulla graticola?
No, decisamente non avrebbe dato il suo pezzo a Sandra!
«Allora, ancora qui?» chiese la donna con uno sguardo di ghiaccio mentre alzava un sopracciglio per capire come mai era ancora lì e non si era già teletrasportata altrove.
Mina inspirò profondamente e rispose fermamente.
«Se non le spiace Miss, è una responsabilità che non vorrei delegare ad altri. Sandra è già presa da mille impegni e non gradirebbe occuparsi anche delle mie mansioni.»
«Ahhh, non gradirebbe, dici?» chiese con un tono da far accapponare la pelle.
Mina cominciò a sentire tutti i peli della schiena alzarsi, mentre un rivolo di sudore le scendeva lungo l’incavo dei seni.
Devo giocarmela bene, devo giocarmela bene…  si disse con una punta di terrore.
Deglutì a disagio e proseguì.
«Non penso che non lo farebbe se lei glielo chiedesse. Solo vorrei tanto dimostrare che so fare qualcosa da sola. E dimostrare a lei che ho fatto tesoro di ciò che mi ha insegnato.»
Un pesante silenzio seguì le sue parole e la donna, dopo averla squadrata per bene e stretto gli occhi, rispose con tono gelido:
«Vorrei che più gente avesse capito il messaggio che ho dato a te. D’accordo Mina, imposta il tuo pezzo sul web con il mio beneplacido, ma anche la questione post-it tocca a te risolverla!.. Credi che mi possa fidare?»
«Assolutamente, Miss!» rispose lasciando andare l’aria trattenuta e si girò per andare verso la porta in rapida ritirata.
«Mamma mia!» sbuffò la donna. «Ci vorrebbe…»
«Una bella tisana al gelsomino sarà sul suo tavolo in un nanosecondo.» rispose la ragazza, iniziando a correre verso il carrello sempre pronto nella segreteria e spingendolo verso la donna.
Un fugace sorriso apparve sul volto sempre gelido di Larosa, ma Mina pensò di essersi sbagliata.
Tornò sui suoi passi e appena svoltato l’angolo, si appoggiò alla parete e sospirò.
Diamine! La Larosa si era trasformata in un essere umano per un nanosecondo. Evento da pubblicare sul web a caratteri Century Gothic per celebrare l’evento!
E lei che aveva dovuto mendicare per postare un suo articolo, un penoso pezzo per cui aveva perso diverse settimana insieme a Lorenzo, correndo dietro i vari architetti e geometri per trovare la soluzione ad un problema di abbattimento di barriere architettoniche che permettessero ai disabili di avere accesso alle Biblioteche Comunali.
Non poteva continuare così! Non poteva continuare a farsi stritolare dalla cattiveria e dall’arroganza di quella donna e di tutta una serie di colleghi che orbitavano attorno a quel soggetto.
Quando si era presentata al colloquio per un posto di collaboratore per la Redazione Web dell’Ente Comunale Accesso.it, aveva creduto di poter proporre le sue idee per facilitare la comunicazione tra lo stesso Ente e la cittadinanza.
Aveva illustrato tutto il lavoro fatto con il tirocinio della sua laurea in comunicazione, gli articoli scritti, le convenzioni con varie associazioni culturali per i servizi all’utenza, gli e-magazine pubblicati su vari portali di carattere promozionale.
Ma si era accorta mentre parlava con l’esaminatrice, ossia la stessa Larosa, che la donna l’ascoltava pigramente mentre si passava uno smalto color corallo sulle unghie.
Aveva deliberatamente ignorato i suoi lavori, i suoi titoli, le sue esperienze, mentre era stata colpita da una sola cosa, ossia il suo cognome: Morelli!
«Figlia di Morelli? Quel Morelli?» aveva chiesto lasciando sospeso sopra la scrivania il pennellino che formava un lungo filamento colorato con la bottiglietta.
«Intende Giacomo, il filantropo?» aveva chiesto delusa, smettendo di sfilare gli articoli dalla cartelletta.
«Sì, quello a cui hanno dedicato un busto nella sala Rossa del Comune.» affermò l’altra studiandola con maggiore attenzione.
«Proprio lui. Ma non vorrei che…»
«Figurati se mi faccio impressionare dai nomi importanti!» le aveva risposto con un tono falsamente amichevole Larosa. «Hai una laurea, no? Sai scrivere? Sai usare un pc?... E allora, benvenuta a bordo.»
E dandole una pacca sulla mano, aveva spinto via tutta la sua documentazione, indicandole la porta e facendola accompagnare da una sua collaboratrice a fare un giro per la redazione e presentandole il resto del personale con cui avrebbe lavorato.
Si era ritrovata di fianco a Sandra, un’altra matricola come lei, il cui padre era un giornalista di cronaca locale, a commentare la mole di lavori ed obiettivi che quell’ufficio doveva svolgere entro i sei mesi successivi.
Dal giorno dopo erano state seppellite da montagne di ‘interpellanze’ dei cittadini a cui dovevano rispondere in maniera completa e professionale, onde evitare di mettere in imbarazzo il Dirigente, ossia Miss Larosa.
Non l’aveva vista che poche volte, in una delle quali l’aveva fatta inciampare malamente e si era presa decine di improperi, vedendosi inoltre appiccicare il nomignolo di ‘Mina vagante’!

Sospirò di nuovo, prese una barretta di cioccolato bigusto al distributore e si portò alla scrivania per finire il suo lavoro, mentre passandole accanto col suo passo velocissimo, Nadia le appiccicava sulla mano un post-it giallo, in cui c’era scritto: ‘Ma queste porcherie sono ancora in ufficio?’ firmato da Emily.
Sospirò tre volte di seguito, per evitare di mettersi ad urlare, mentre cominciava a digitare sulla tastiera.

... continua ...

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