Lettori fissi

giovedì 7 luglio 2011

Ricordi ...

Non ho proprio voglia di uscire .. sono le 11 di sera e non vedo l’ora di riprendere il discorso con il mio bel piumone interrotto stamattina … c’era qualcosa di sospeso nel nostro prenderci e lasciarci che mi ha lasciato un velo di malinconia … E invece sono qui, a bordo del mezzo pubblico che mi accompagna in centro, tra la marea umana degli sfaccendati del sabato sera … uffa, che barba!
Non sono mai stata quella che esce la sera tardi, a fare il giro dei locali, a continuare a bere fino a sfinirsi .. anche se non posso dire di non aver passato notti fuori a ridere e scherzare con gli amici .. ma questo, quasi un quarto di secolo fa!
Lascio vagare lo sguardo sulle persone in piazza, sulle panchine piene, sulle auto in sosta, cercando di abituare l’orecchio a un tono di voce troppo alto … sto proprio invecchiando!
Fisso il cielo dal finestrino, sospirando piano, mentre al mio fianco, un ragazzo, dal lieve accento straniero, mormora: ‘Che spettacolo!’
Porto lo sguardo ironico su di lui, seguendo la direzione dei suoi occhi … ed eccolo lì, lo spettacolo … La collina illuminata di luci a forma di piccole lune azzurre, che proiettano il piccolo monastero fuori da questa realtà …
Caspita, è davvero uno spettacolo! Ma da quando non alzo gli occhi al cielo?
Eppure questa strada la faccio tutti i giorni, tutte le sere e anche alcune notti, ma … forse sono troppo occupata a guardare con occhio allenato il degrado lasciato dalla movida il sabato sera, gli schiamazzi a voce troppo alta degli avventori, la musica ad alto volume dei  locali, le triple file delle auto che ci costringono a fare lo slalom, evitando i tram contromano o il pedone impazzito che si fionda sulle strisce …
Avevo sempre detto a me stessa ‘mai abituarsi a qualunque evento!’, eppure tutto questo non l’avevo più neanche visto! Mi sembra di essere riportata indietro nel tempo, a quando lo scorrere del fiume era un movimento ipnotico che ti incatenava lo sguardo e ti costringeva a seguire le varie anse che faceva, le cascatelle, i germani reali che seguono la corrente …
Quanto tempo è passato, quando bastava quell’unico momento nella giornata a dare un senso di tranquillità ai miei pensieri, quando credevo che bastasse crederci per vedere avverarsi tutti i miei sogni.
Sospiro e scendo dal bus, avvicinandomi al ponte e fermandomi a fissare di nuovo la massa nera dell’acqua che si muove in direzione della periferia. Le luci dei locali proiettano coni d’ombra sulla piccola spiaggetta, dove un gruppo di ragazzi si è radunato a bere e fumare, tenendo un tono di voce che sembra quasi un sussurro … Camminando, la mia scarpa da tennis incontra una lattina vuota di coca cola, un po’ ammaccata, che rotola verso il basso, fino al bordo del pontile …
L’istinto è quello infantile di darle un calcio e vedere il movimento che fa nel cadere in acqua e come scompare nella corrente, ma quando sto per cedere all’impulso, i miei occhi si fissano sul colore rosso del suo fondo e sulla scritta … Perché tiene imprigionati i miei pensieri?
E alla mente arriva un lontano ricordo, di una lattina identica stretta nella mia mano ..
Ma quanto tempo è passato? Un sorriso affiora alle mie labbra, mentre un piccolo moto di rimorso ancora mi assale …
Avevo sedici anni, ero con un gruppo di amici e c’era il classico ragazzo che ti piace, ma che non si deciderà mai a fare la prima mossa, perché è tuo amico da troppo tempo … e allora, dopo la prima delusione, decidi di passare al contrattacco. Ti prepari, ti metti il vestito migliore, indossi addirittura i tacchi che hai evitato per secoli, dicendo che non avresti mai ceduto a tale istinto … ma questo è un momento importante, non permetterai che resti un rimpianto, un ‘se’, un ‘ma’, un ‘forse’ … bisogna agire! E ti ripeti la storia di Maometto e la montagna, convinta che come massima di vita sia una stupidata, ma stasera si adatta benissimo al tuo desiderio … Ed eccoci lì, seduti su una spiaggetta, in altro posto, altro luogo a ridere come stupidi per una barzelletta che manco faceva ridere, finché non si decide di fare qualcosa di diverso, di stupido, da ricordare … ci dividiamo in gruppi, per giocare a nascondino tra le barche ormeggiate e corde ammassate, come bambini … corriamo, ci acquattiamo, ci spostiamo, cercando di mimetizzarci con l’ambiente … no, non ho voglia di perdere e contare, uffa! Mi sono anche tolta le scarpe e non voglio perdere tempo a cercare qualcuno che sghignazza, mentre io come una cretina conto fino a mille!
Alla fine troviamo un posto adatto, della serie ‘non ci troveranno mai!’ e mentre mi giro per dirlo a Tommy, me lo ritrovo a due centimetri dal viso, che smette all’improvviso di ridere! Caspita, volevo un incontro ravvicinato, ma non mi aspettavo .. così ravvicinato! Lui mi guarda prima perplesso, poi il suo sguardo cambia e fa un muto sorriso … mi sposto all’indietro, imbarazzata e rischio anche di cadere. La mia mano tocca qualcosa di freddo, metallico sulla sabbia e mentre il suo viso di avvicina, io prendo l’oggetto, lo stringo in mano e … lo colpisco in piena fronte!
Cavolo, l’ho colpito davvero! Lascio cadere perplessa la lattina vuota di coca cola che ho raccolto e fisso annichilita la sua fronte che comincia a cambiare colore e i suoi occhi spalancati … non volevo, lo giuro! O meglio, lo volevo … cioè .. accidenti, non so cosa sia successo!
Mi alzo di corsa e scappo via, con Davide che mi urla dietro che mi ha vista … non so come sono tornata a casa, non sapevo se piangevo o ridevo … è stata una cosa orribile! L’ho sognato per tanto tempo, l’ho immaginato in tanti modi, eppure … l’istinto alla difesa ha prevalso!
‘Non sarò mai una ragazza normale!’ pensavo disperata … E il giorno dopo a scuola non volevo andare, ma mia madre non avrebbe tollerato un’assenza ingiustificata … ma era giustificatissima, caspita!
A capo chino, bardata come un omino michelin mi ero recata a scuola, sperando che il mondo si dimenticasse per qualche giorno che esistessi, invece … Me lo ritrovo lì, sulla scala della scuola con gli occhi puntati su di me, a darmi della vigliacca!
Ma vigliacca a chi? Con un moto di sfida alzo la testa, protendo il mento e lo guardo … c’è un sorriso in fondo ai suoi occhi, mentre mostra il piccolo taglio sulla fronte, contornato da un bel colore viola! Però, è bello anche così, mi dico! Va bene, gli devo delle scuse, e magari anche uno straccio di spiegazione … il problema è che non so quale dargli.
Salgo i pochi gradini che ci separano e quando arrivo alla sua altezza, il panico mi sta già invadendo .. che mi invento?? Ma basta guardare quel guizzo sulle sue labbra e decido che se vuole una spiegazione, .. non l’avrà. Sorrido divertita e mentre tutta la scuola sta risalendo le stesse scale per entrare al suono della campanella, lo prendo per la maglietta e lo bacio davanti a tutti. Sono pochi attimi, ma è come se fosse un’eternità .. il mondo smette di rumoreggiare, le persone scompaiono e sembra che tutto si sia fermato .. finché non mi separo da lui. Ci guardiamo e scoppiamo a ridere, mentre gli dico ‘Bel bernoccolo!’. Mi passa un braccio sulla spalla e avviandoci verso la porta, mi dice ‘Sai, ci sono tipi strani in giro!’.
Continuo a sorridere al ricordo, pensando a come mi ha riempito il cuore per anni … Tommy è scomparso, prematuramente, ma il suo sorriso è ancora qui, in fondo al mio cuore!
‘Ci voleva una stupida lattina sul pontile a farmi ricordare di te, eh Tommy?’, mi chiedo guardando il cielo, con un velo di tristezza.
Scuoto la testa, e tornando bambina, decido di dare un calcio alla lattina … ma mentre la colpisco, mi rendo conto, che c’è qualcuno sulla sua traettoria ..
Oddio, non di nuovo! Mi giro e comincio a correre lungo il pontile, mentre sento un ‘Ahia!’ da qualche parte nel buio.
Eh no, questo non ho alcuna intenzione di baciarlo! mi dico … e in lontananza sento quasi la risata di Tommy che mi accompagna, mentre raggiungo la strada, continuando a ridere!

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